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Le Sezioni Unite sulla confisca allargata ex art. 240 bis c.p. in fase esecutiva: quali limiti temporali?

Sezione: Sezioni Unite

(Cass. Pen., SS.UU., 15 luglio 2021, n. 27421)

stralcio a cura di Pamela D'Oria 

“1. La questione di diritto sottoposta all'esame delle Sezioni Unite è formulata nei seguenti termini: «Se la confisca di cui all'art. 240-bis cod. pen., disposta in fase esecutiva, possa avere ad oggetto beni riferibili al soggetto condannato ed acquisiti alla sua disponibilità fino al momento della pronuncia di condanna per il cd. reato "spia" ovvero successivamente, salva comunque la possibilità di confisca di beni acquistati anche in epoca posteriore alla sentenza ma con risorse finanziarie possedute prima». (…) 10.1. I motivi di ricorso prospettano la questione, sulla quale le Sezioni Unite sono chiamate a pronunciarsi, della individuazione del limite temporale per l'applicabilità della confisca obbligatoria, prevista dall'art. 12-sexies del d.l. n. 306 del 1992 (ora dall'art. 240-bis cod. pen.), in riferimento alla acquisizione dei valori e dei beni di cui il condannato sia titolare, anche per interposta persona. La tematica si è posta all'attenzione degli interpreti a seguito dell’avvenuto riconoscimento, da parte delle Sezioni Unite nella citata sentenza Derouach, del potere del giudice dell'esecuzione di ordinare la confisca c.d. "allargata" «sulpatrimonio del soggetto al momento della condanna o del patteggiamento». Da qui la necessità di stabilire se in sede esecutiva i beni e le utilità confiscabili siano quelli esistenti nel patrimonio al momento della pronuncia di condanna per uno dei reati inclusi nell'elencazione della norma stessa, oppure se si possa procedere anche su quelli pervenuti nella disponibilità del condannato successivamente alla detta pronuncia e sino al suo passaggio in giudicato. 10.2. La questione ha ricevuto soluzioni opposte nella giurisprudenza di questa Corte. 10.2.1. Un primo indirizzo interpretativo, sostenuto anche da parte della dottrina, ritiene che siano confiscabili soltanto i beni esistenti al momento della pronuncia della sentenza di condanna per il reato presupposto, salvo che ulteriori valori ed utilità, pervenuti al condannato in epoca successiva, costituiscano il reimpiego di risorse finanziarie già disponibili in precedenza. Sin dalle prime pronunce ascrivibili a questo orientamento (…) si è ritenuto che ammettere l'ablazione di beni acquistati dal condannato dopo la sentenza di condanna significa negare ogni distinzione fra confisca obbligatoria ex art. 12-sexies dl. n. 306 [continua ..]

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